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Tutte le suole in cuoio delle mie scarpe sono azzurre, così come lo sono le zampe della Sula.

La Sula è un uccello marino della Galapagos che mostra le sue zampe colorate durante il corteggiamento.

I piedi sono la sua parte migliore, sono quell’aspetto di sé, che di più di ogni altra cosa, riesce ad esprimere un mondo attraverso il movimento, la danza e il loro colore affascinante e insolito.

Le scarpe che creo si ispirano alla personalità di chi dovrà indossarle ed è proprio insieme ai miei clienti che porto avanti la progettazione.

Mi piace non lavorare su progetti esistenti, ogni scarpa nasce da un confronto, dall’incontro di due vissuti e ovviamente nasce per rispettare i volumi anatomici di ogni piede.

Ho studiato lo spazio in cui lavoro in funzione della modalità operativa con cui creo le scarpe.

Entrando in atelier si entra nel vivo del processo produttivo, si sentono gli odori del cuoio, della pelle e delle colle e si può iniziare a cogliere qualcosa del mio lavoro anche se solo su un piano sensoriale, i più curiosi si aggirano tra i macchinari e mi chiedono informazioni.

Parlare con loro è un’opportunità, l’artigianato per essere apprezzato va capito e colto e l’artigiano ha il compito di divulgare la sua arte.

Il mio laboratorio è un open space in cui il laboratorio e l’atelier
si fondono per far entrare i visitatori all’interno del processo produttivo.

Voglio comunicare cosa significhi Made in Italy, fatto a mano, far vedere lo spazio in cui nascono le mie creazioni, mostrare la trasparenza del mio lavoro.

Molti elementi preziosi di un paio di scarpe sono nascosti alla vista, sono all’interno della scarpa come il sapere di chi ha scelto un pellame adatto alla lavorazione e conciato a regola d’arte, come l’occhio che ha voluto una linea  piuttosto che un’altra ispirato alla bellezza dei luoghi che lo circondano, come i tramandati movimenti delle mani che hanno reso possibile quel tipo di costruzione o cucitura.

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